Lo śivaismo del Kaśmīr è non-violento, democratico, non esclude niente, nè alcuno. Non si esclude un pensiero perchè arriva; ed è lo stesso per un altro oggetto d’attenzione. Per noi, tutto ciò che si presenta è l’essenziale. La Coscienza è senza limite, nulla di ciò che si presenta può essere altro che Coscienza. E’ dunque una disponibilità a ciò che è qui.
Lo śivaismo viene considerato uno dei cammini spirituali più antichi del mondo, trasmesso per molti secoli solamente per via orale da maestro a discepolo. La storia dello śivaismo del Kaśmīr ha, infatti, radici antichissime: nel VIII se.c Vasugupta scrisse la prima opera fondamentale dello śivaismo, gli Shiva Sutra, ossia una raccolta di aforismi lapidari e completamente ermetici per il non iniziato, e successivamente nel IX secolo con Utpaladeva venne delineato il cuore di questo insegnamento. Il massimo esponente di questa disciplina fu Abhinavagupta (circa 950-1020 d.C.), autore di circa 40 opere, la più nota delle quali è il Tantraloka, scritta in versi, nella quale unifica tutte le apparenti differenze tra le scuole dello śivaismo kaśmīro , offrendo una visione coerente e completa del sistema.Rendendosi conto della difficoltà di questa opera, Abhinavagupta ne scrisse una sintesi in prosa, detta Tantrasara (“La Suprema Essenza del Tantra”). Nei testi Malinivijaya-varttika, Tantraloka e Paratrimshika-vivarana lo stesso Abinavagupta chiamò il suo approccio ananda-yoga: lo yoga della felicità. Tale definizione delinea ciò che più di importante vi è in questa pratica: la gioia, ove l’approccio corporeo altro non è che l’espressione di questa gioia, emozione pura priva di causa e direzione.
Lasciamo agli eruditi, ai quali siamo debitori di tanta gioia per le loro traduzioni, la sapienza delle conoscenze storiche. Per noi sono importanti solo la tranquillità e la gioia che si rivelano nel cuore. Questo spazio non è shivaita, né vishnuita, né non dualista, né dualista; è invece il qui e ora della percezione. La lettura dei testi è emozione, rivelazione e non studio o riflessione, poiché, come dice Abhinavagupta nella sua opera sulla poetica: ≪Il senso suggerito non può essere compreso tramite la grammatica o lo studio. Potranno accedervi solamente coloro che sono toccati dall'essenza stessa della poesia.≫ Gli scritti tradizionali non vanno letti per rassicurarsi, imparare, appropriarsi di informazioni maestose o arricchire una personalità. In una lettura senza aspettative, che lascia fiorire in noi il profumo armonioso sprigionato da questi testi, quando, vibrando della loro essenza, le ultime parole si cancellano: il lettore, svuotato dal ritmo e dal senso, non resta che assenza, in cui il cuore della poesia e il cuore del lettore sono tutt'uno. Questa lettura, allora, diventa simile a uno dei karana: esplorazione della pura soggettività. Lo scopo della poesia, dice Abhinavagupta, è ananda, la gioia senza opposto.
Lo yoga non duale del Kaśmīr, conosciuto anche come Yoga del Silenzio, è uno yoga non progressivo, meditativo, al cui centro regna l’attitudine dell’ascolto: la sensazione è libera di esprimersi e riassorbirsi nel silenzio del praticante. Non è un cammino di realizzazione, ma di celebrazione.
E’ quasi un peccato che lo Yoga produca un effetto, quest’arte non è un mezzo, è un ringraziamento, la sua leggerezza è la sua intensità.
La vita altro non è che pura emozione e quando essa viene lasciata libera di esprimersi nella corporeità vi sarà lo spazio per una profonda comprensione, così come il “semplice” ascolto delle tensioni permette la loro distensione: resta una sensazione, una vibrazione. Nella tradizione del Kaśmīr si lascia vivere questa sensazione: per farlo è essenziale non avere alcun legame psicologico con la sensazione; non ci si aspetta niente dalla sensazione, non si rifiuta niente, non si cerca niente. Quindi, in questo spazio senza attesa, senza aspettativa, tale sensazione diventerà viva e vibrante.
Normalmente la prima cosa che sentiamo fisicamente è una forma di tensione, di pesantezza, che la maggior parte delle persone cerca di rimuovere, di trasformare. Ma quando cerco di togliere una tensione non faccio altro che spostarla. Al contrario, se ascolto la tensione, senza avere la minima intenzione di cambiarla, la tensione diventerà viva, comincerà a muoversi e un po’ alla volta si dispiegherà. Allora si lascerà tutta la sensibilità del corpo diventare viva nel nostro ascolto senza intenzione. All’inizio emergono in superficie gli strati potremmo dire più opachi del corpo: la densità, la pesantezza, poi a mano a mano, gli strati più sottili di luce, vibrazione, radiazione diventeranno vivi.
Durante le lezioni di yoga non duale del Kaśmīr l'invito è quello di scivolare nella pratica senza sforzo e senza intenzione. Ogni aspetto di volontà va visto e lasciato, così come ogni limite fisico e psichico rappresentano una buona occasione per accogliere le tensioni più profonde, potersi fermare e restare con quello che c'è: la visione di questi limiti è la porta della libertà di fronte a se stessi.
L’asana, la posa, è un dono per allenare questo l’ascolto. Tutte le pose di yoga possono essere eseguite in egual misura dal corpo sottile, senza un concreto intervento del corpo fisico. Poco a poco il corpo verrà sentito sottilmente permettendo una globalità nella posa che verrà percepita in tutte le sue estensioni: davanti, dietro, sinistra, destra, basso, alto. Alcune volte il lavoro proposto sarà puramente immaginativo permettendo di viaggiare attraverso spazi e tempi, rompendo lo schema corporeo e mentale e lavorando a fondo la zona affettiva.
L’importante non è cercare di fare la posa ma di scoprire cosa accade quando la si accosta.
E' l'incontro con l'aspetto più intimo dello yoga, un cammino all’essenziale, che ci conduce al silenzio meditativo. Questo ascolto meditativo è privo di alcun fine e da ogni intenzione. Ci si dona all’ascolto, alla vibrazione, al silenzio che si riveleranno sempre più intensamente, senza attività, ma ricettivamente in ogni istante di vita. Si diviene pertanto disponibili a quello che è, sul tappetino, così come nella quotidianità: il corpo è il simbolo della vita, la relazione col corpo è la stessa che si ha col mondo, da qui l’importanza del rendere coscienti i processi con cui ci approcciamo alla nostra fisicità e, di conseguenza, a tutto ciò che ci circonda. Secondo Jean Klein, il tantrismo è l’espressione nella vita di tutti i giorni del presentimento della non-dualità, la quale altro non è che esperienza diretta che non può essere spiegata, ma piuttosto presentita. Ogni lezione può contenere una sezione meditativa, una di pranayama ed un corpo centrale dedicato alla pratica di asana e movimenti corporali: l’approccio richiama la totale libertà del praticante che, guidato sempre più dalla propria consapevolezza, saprà cosa, come e quanto fare in base al momento di vita presente. L'accento viene messo sul riassorbimento, che sia di una postura yoga o di un’emozione. Quando l’oggetto muore nella tranquillità si può percepire l’essenza della postura o l’essenza dell’emozione che si rivelano.
Il cuore della pratica è l’ascolto, la vibrazione, il silenzio, la grazia.E’ alla fine del concerto che l’emozione del concerto stesso si rivela.
L’insegnante è colui che trasmette la sua passione, condividendo con gioia il cammino verso il presentimento della verità. L’insegnamento è libero da ogni appropriazioneCosa ha fatto allora il primo yogi? Ha ascoltato. Il punto è ritornare a questo ascolto originario. La tradizione dello yoga è inscritta nel corpo, non è scritta nei libri, è inscritta nell’ascolto. Se ritrovo questo ascolto avrò la trasmissione diretta.
Nello yoga non ci sono altro che principianti perché chi pensa di conoscere qualche cosa viene intralciato nell’ascolto da questa sua stessa conoscenza. In realtà tutto è sempre nuovo, non ci sono gerarchie possibili.